UNDICI ADORABILI GENTILUOMINI

Ho scritto questo articolo due anni fa e lo avevo pubblicato come nota su Facebook.
Pur sapendo benissimo che il mio socio Santu (detto ora anche GATTO MATTO) è contrario al riciclo di robe già scritte, ho voluto comunque rivedere e correggere SOLO I PIU' CATTIVI, fargli un upgrade (avvalendomi pure dei pareri di chi al tempo aveva commentato e che ora è fan del presente blog) e ripubblicarlo col nome di UNDICI ADORABILI GENTILUOMINI, anche perché:
- mi sto concentrando sulla scrittura di un articolo da presentare all'inaugurazione di EMILIA RUVIDA;
- tra poco finiscono le ferie e non avrò tempo di pubblicare per un bel po'.

Comunque: ready, steady, go!

4-3-3 perché per dei giocatori (S)pregiudicati serve uno schema spregiudicato. 
Numerazione classica perché fondamentalmente siamo degli inguaribili romantici e nessun nome sulla maglietta perché questi stornelli non hanno bisogno di esibire a nessuno le proprie generalità.



1 Rossi Sebastiano. Il gancio (neanche i cestisti slavi di una volta avevano dei fondamentali così) a Bucchi che gli valse centocinquanta giornate di squalifica ha fatto storia. Ho ancora negli occhi l’immagine nitida (di seguito riproposta grazie ai potenti mezzi di Youtube) del povero Christian che corre verso la porta per portare via il pallone, e SuperSeba che lo stende con uno dei gesti più deliberatamente infami che io abbia mai visto. 
Con commozione è stato ricordato dalla curva del Milan quando, non avendo perso il vizio, sparò un pugno in bocca niente meno che a un maresciallo dei carabinieri in borghese in pieno centro a Cesena, e venne incarcerato. SUPER SUPER SEBA!


Candidato al Premio Oscar ma solo secondo -come suggerito dal fan parigino di questo blog,  l'immenso Salvatore Soviero con il suo rosario di improperi intraducibili chiosati da un fantastico: "FIGGH NA GRANDE LATRINA! T'SCHIACC!!!"
 
Su consiglio del Play di Pavullo, al terzo posto: "Kahn, ma solo per la rudezza dell'aspetto fisico. A uno così non gli daresti del bonaccione nemmeno se lo vestissi da prima comunione." Dell'ex portiere del Bayern Monaco vorrei, en passant, ricordare una frase di Beckenbauer pronunciata dopo una vittoria sofferta della Germania durante non-ricordo-quale-mondiale:"Tranne Kahn, se uno li mette tutti in un sacco e comincia a colpire il sacco, sicuro qualcuno va a meritarsi il colpo."


2 Bruno Pasquale. Terzino destro. Ad un’intervista disse:”Quando nel tunnel degli spogliatoi mi guardo intorno e vedo Cravero, Policano e Annoni, io non ho paura di nessuno”. Torello dalla corsettina bassa e cadenzata, tatticamente disciplinato, tecnicamente imbarazzante. Ma non lo ricordiamo per questo. Ne tramandiamo la memoria per i suoi screzi con Van Basten (che una volta si vendicò ballando sul suo corpo steso a terra), consegnati direttamente alla leggenda, lo ricordiamo per i suoi interventi criminali ben al di là del regolamento, lo ricordiamo per averci insegnato che il calcio è un gioco per tutti: non è importante sapere giocare il pallone, è importante centrare almeno una delle due gambe dell’attaccante avversario. Un animale.



3 Tassotti Mauro. Terzino sinistro. Lo metto fuori ruolo, d’accordo, ma non posso non schierarlo nell’undici. Terzino perfetto, fluidificante ante litteram, ottimo e diligente in copertura, capace come pochi di spingere. Un giocatore corretto, mai un gesto fuori posto. 
Mai. 
Mai, fino a Italia – Spagna a USA 94. Otto giornate di squalifica comminate nella sua partita d’addio. E proprio per questo lo valorizziamo. Quando, se non nella tua ultima partita, decidi di passare alla memoria? Geniale. Ha vinto tutto quello che c’era da vincere con il grande Milan, ma noi una cosa non dimenticheremo mai di lui: l’HIJO DE PUTA che Luiggienrico prese a urlagli in mondovisione dopo che Mauro gli aveva rotto il naso.


4 Keane Roy. Centrocampista di rottura. Di rottura DI GAMBE. Ha litigato con tutti, in Inghilterra e in Europa. Ha capito prima di chiunque altro che Vieira era un porco e ha pensato bene di riferirglielo in diretta TV in ogni tunnel che portava dagli spogliatoi al pitch. Notevole un messaggio chiaro e conciso, indirizzato a Patrick dopo uno screzio in uno dei tanti Man U - Arsenal: SEE OUT THERE anticipato da un principesco:"Senegal this, Senegal that, why didn't you fucking play for them then!?" Anni prima non aveva avuto paura a spiegare ai capitani ariani del Bayern (nella fattispecie, quel bianco cadavere di Effenberg) le proprie ragioni alzando mani e tirando spallate a muso duro. Ma l’apice è stato rendere un favore a Haaland e pareggiare un vecchio debito, stroncandogli la gamba e chiudendogli a doppia mandata la carriera. L’irlandese più rancoroso di sempre che, in nel calcio di adesso fatto di DIVAS e DIVERS ci manca veramente tanto.


 5 Materazzi Marco. Stopper. Ci ha fatto vincere una finale mondiale mandando fuori l’uomo migliore dei francesi, Zidane, e imbastendo una sceneggiata da napoletano che non si vede nemmeno in Baracchina a Maranello quando Peggy dà via i chupiti a un euro. 
"Tutto il mondo ti ha visto! Tutto il mondo!". In ogni derby della Madonnina ha cercato in tutti i modi -privilegiando però quelli irregolari- di uccidere Shevchenko, provando addirittura (ma purtroppo di questo non ho trovato immagini) ad entrargli direttamente nell’inguine. S’è vestito a festa per celebrare uno scudetto rubato: insuperabile. 
Ha preso a pugni il proprio compagno di squadra, Balotelli (schiaffi e scarpe in faccia), indirizzandolo ufficialmente dall’altra parte dei Navigli. Il peggio di sé lo ha però dato nei derby. Se non si faceva compatire non era contento. Mai un commento o un gesto dentro le righe: un’intera carriera basata sulla scorrettezza: per lui solo errori da matita rossa. 
Quel che fa ridere è che sia stato, TUTTO VERO, una grandissimo uomo squadra.


Al tempo della pubblicazione alfa su Facebook, il futuro sindaco di Fiorano mise in discussione il ruolo di stopper assegnato a Materazzi, proponendo in alternativa "il recordman di squalifiche nel campionato italiano. l'uomo indicato da Toni come colui che gli abbia fatto più impressione in carriera e fuori dal campo, colui il quale picchiava anche i giornalisti. il più cattivo di tutti. in una parola: Paolo Montero"


Per chi non lo sapesse o fosse troppo giovane: Di Biagio non sta smascellando, Montero ha i pugni nelle mani.

Play di Pavullo invece aveva suggerito: "Goikoetxea o comecazzosiscrive solo per il fatto che, narra la leggenda, conserva in bella mostra nel salotto di casa, chiusa in una teca di vetro, la scarpa usata per distruggere i legamenti di Maradona."

 

Insomma, ruolo affollato quello di stopper.

6 Terry John Centrale di difesa. Io sto con lui. Degradato della fascia di capitano dei Tre Leoni a vantaggio di Rio Ferdindand, non Bobby Moore: ho detto RIO FERDINAND, che non è nemmeno stato convocato agli ultimi europei. Oltre il danno, due o tre beffe. 
Adesso uno non può più nemmeno scoparsi le mogli dei propri compagni di squadra: allora cosa si gioca a pallone a fare?


7 Cantona Eric. Ala destra. Le Roi non ha bisogno di presentazioni. Per lui parla la mossa da karateka esibita al malcapitato tifoso di turno. Il vero esempio di questa squadra, l’avanguardia della cattiveria, il cambiamento di tutte le prospettive. Basta litigare e picchiarsi con avversari e compagni, basta farsi offendere da chi ha pagato il biglietto. Si va direttamente alla radice, si mena il tifoso, lo si prende a calci. Joga bonito.


"Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che delle sardine stanno per essere gettate in mare."


8 Gascoigne Paul. Regista da posizionare sulla corsia di sinistra, che è facile che si stanchi alla svelta. quindi meglio lì che da altre parti. Gazza ce le ha tutte. Per un ruolo delicato come quello del centrocampista di fantasia mi serve un folle, un uomo che i compagni seguano a occhi chiusi anche se, e soprattutto se, nella sua bussola non c’è il nord. Con uno così al banco del bar anche George Best avrebbe chiesto tregua ."Ogni tanto mi manca la pinta di birra e non sarebbe normale se non fosse così. Non so se berrò ancora, ma so che non ho bevuto ieri e che non ho bevuto oggi e, toccando ferro, che non berrò neanche domani."


Finito in Cina a giocare con una squadra improponibile, ha dichiarato:"In questi giorni ho mangiato di tutto. Teste d'anatra, teste di pollo, zampe di gallina, pipistrelli e altre amenità. Secondo me, se continuo con questa dieta, finirò per volare."

Parere personale, se c'è qualcuno che può raccoglierne l'eredità, quello è Joey Barton



9. Balotelli Mario. Alla faccia dei finti centravanti di derivazione spagnola. Nonostante io faccia apertamente parte del movimento "Giù le mani da Balotelli", riconosco che sia stato (e spesso sia tuttora) un personaggio antipatico come il primo lunedì di lavoro dopo tre settimane di ferie. Eppure, era da tanto, troppo tempo, che in Italia non nasceva un ragazzo con una classe così cristallina, con un talento tale da darne via in sconto, e con un tiro che l'Astronautica Americana ha radunato un pool di scienziati esperti per capire quale principio fisico possa generare la sua forza esplosiva.
Guardare per credere, dal 38''.


Consiglio caldamente l'intervista fattagli da Noel Gallagher, a questo link, e concludo riportando le brillanti liriche del coro dei citizens, perfetta descrizione del Balotelli inglese.
Balotelli, he's a striker, he's good at darts, an allergy to grass but when he plays he's fuckin class, he drives around moss side with a wallet full of cash!!


10 Diegoarmandomaradona (Capitano): Il Diez. Molto semplicemente, quello che non ha fatto se lo è dimenticato. Autoreferenziale come ogni capolavoro. Su di lui si potrebbero aprire librerie ed inaugurare biblioteche, ma credo che Argentina-Inghilterra 2-1 sia una buona didascalia di Maradona e che, il commento del telecronista del video che segue sia perfetto.

VOGLIO PIANGERE
DIO SANTO, VIVA IL CALCIO.


11 Mutu Adrian. Seconda punta. Coinvolto in tutto, recidivo a tutto. Lui, per non sbagliarsi, si è seduto dalla parte del torto appena nato, e non perché gli altri posti erano occupati, e ha continuato così per tutta la carriera di calciatore e di pornoattore. Nel giro del doping, della pornografia, forse anche delle scommesse (non me lo ricordo, ma non mi sento di escluderlo). Con uno come lui, specie dopo le ultime vicende, non ha nemmeno senso chiedersi se sua madre gli abbia mai insegnato le buone maniere. 


"Romania, terra di zingari ed eroi" (Santu).

Il buon Berta di Maranello proponeva un'alternativa al rumeno, investendo della casacca NUMERO 11 Marco Borriello. "Uno che viene trovato dopato e dice che è una pomata vaginale della sua fidanzara?? Un genio. Che bello pippare con Borriello!". In effetti...


All. Carletto Mazzone. Quando nel derby del profondo Nord disse quel che disse e fece quel fece rischiando di andarsene infartuato all’altro mondo, mise in chiaro a tutti che a lui di stare dalla parte dei bottoni non era mai interessato proprio niente.

 

Questa squadra merita un presidente.
Come suggerito da Jean si potrebbe pensare ad uno Zamparini o, come invece auspicato da Fon, un Cragnotti, un Tanzi, o un PREZIOSI.

Prima o poi, anche per non scontentare l'aficionado Checco, e per non mettere a repentaglio la nostra secolare amicizia, ci si occuperà su questa pagina anche dei tossici.

HO SCAVATO UNA BUCA, CI HO NASCOSTO LA LUNA.

Cosa hanno in comune il non-esageratamente-famoso cantautore modenese Davide Ravera e uno dei trequartisti peggio-sfigaz della storia del calcio italiano?
Qualcuno direbbe molto (tipo il coautore pelato del blog), altri si chiederebbero chi diavolo è Davide Ravera o a chi alludo con la locuzione "trequartista peggio-sfigaz della storia del calcio italiano".
Voglio replicare alle tre ipotetiche risposte in modo chiaro e possibilmente breve (come la vita):

1) Davide Ravera e Riccardo Maspero in comune non hanno praticamente nulla, forse la data o l'anno o il mese di nascita, ma niente che non si possa attribuire al puro caso o al destino cinico e baro che guida questa vita piena di Tronchetti Provera imballati di soldi e di Afefs (la s non è un refuso ma il plurale di Afef) e di Baldazzi Truce imballati di chili e di difetti di pronuncia.
2) Davide Ravera è un eterno giovanotto di X anni, che si aggira in questa nostra Italia, in questa nostra bella Italia a portare la sua parola. Che non è esattamente come quella di Quelo. E' la parola di uno che, volenti o nolenti, ne ha viste talmente tante che se non fosse diventato un cantautore, sarebbe un prezzemolino dei salotti buoni della tv o dei centri sociali. Che poi non c'è tutta 'sta differenza, ma questo è un altro discorso. Quindi meglio così e, dato che è anche Doriano, molto meglio così.


3) Riccardo Maspero nasce trequartista e, ad oggi, non è ancora morto. Ma il grande dio del calcio ha deciso di impedirgli di giocare troppo a lungo perché anche la pazienza del dio del calcio (al netto dei Luther Blissett o degli Esnaider di turno) non è infinita.


Giovi ricordare a chi legge che sto scrivendo questo articolo senza l'ausilio del sempiterno segreto dei novelli narratori chiamato WorldWideWeb, quindi è possibile (ma non certo) che alcune date, alcune squadre, alcuni particolari potrebbero risultare un pò lunghi (o corti) temporalmente. Abbiate pazienza o cambiate blog.

In ogni caso, Riccardo Maspero esplode poco meno che ventenne nella Cremonese dei miracoli di Gigi Simoni per poi passare da Sampdoria, Lecce, Perugia, Reggio Emilia e un altro paio di squadre fino a transitare dal Torino e, come tutti quelli che fanno una conferenza di presentazione nella squadra granata, dichiararsi fin da subito un CuoreToro. Io, se fossi uno dei tifosi "caldi" della Maratona, a quelli che come frase d'esordio parlano di CuoreToro strapperei le palle e le inchioderei alla Mole (cit. libera di Vincenzo Costantino). Ma qui non si parla delle dichiarazioni che, col tempo o forse già adesso, vorrei definire "alla Ibra" in cui le vagonate di soldi bastano per cambiare fede, lato della strada, piatto preferito e tipologia di orinatoio. Non ho voglia di scrivere un saggio dal titolo "Fenomenologia del mercenario sportivo, meno coraggioso di un mercenario più stupido di un sasso". Un giorno forse lo scriverò, ma non oggi.

Maspero si accasa al Toro nel 1999 e lì rimane, giocando il giusto, fino alla stagione di nostro signore 2002-2003.
Nel frattempo, o molto tempo dopo o molto tempo prima, dopo una vita costruita cantando in inglese, Davide Ravera comincia a scrivere i primi testi e le prime canzoni in italiano. Viaggia, cazzeggia, combina casini inenarrabili e prepara, come un Silvio B. della chitarra, la sua discesa in campo nella nuova italica veste. E 'sticazzi? 'Sticazzi niente, sto arrivando al punto. Vi prometto che sarò breve.
Il nodo centrale di questo pseudo-articolo scritto a pezzi e bocconi durante le poche pause che posso permettermi in quel di Sestola, è che ad entrambi voglio bene per una buca.
Maspero ha scavato una buca e ha fatto rosicare milioni di giuventini; Ravera, nella buca che ha fatto, ci ha nascosto la luna e, nel nasconderla, ha scritto uno dei miei pezzi perferiti nella mia lingua madre.

Il caso vuole che non ci sia nessuna versione di questo "pezzone" sul tubo, ergo vi consiglio di andare su http://www.reverbnation.com/davideravera e di scaricarvi SETTEMBRE LUNA, canzone fondamentale per la comprensione di questo articolo e per la comprensione del leitmotiv dello scorso inverno "il giorno dopo sono ancora in botta". In più è pure aggratis.

E' l'ottobre del 2001 e si gioca il derby della ridente città di Torino. Quelli in bianconero stanno vivendo la seconda epopea di Marcello Lippi, timoniere cagacazzi. Vincono in Italia (e a breve avremmo scoperto come) ma, a differenza della prima volta di Lippi, steccano in Europa. I granata, come loro consuetudine, hanno allestito una squadra piena di gente troppo in là con gli anni e di giovanotti che le speranze di sfondare nel calcio che conta le hanno perse prima ancora di averle. Il solito refrain scontato: Davide contro Golìa. E, dopo il primo tempo chiuso 3-0 per la Giuve con doppietta di Del Piero e rete di Igor Tudor, tutto è già scritto. In tribuna si aspetta solo l'ammazzacaffè per poter pennichelleggiare in tranquillità estrema. E invece nel secondo tempo segnano il compagno (da un miliardo) Cristiano Lucarelli, la pelata mal-tenuta di Marco Ferrante e proprio Riccardino Maspero da Lodi. Ma il bello deve ancora arrivare. Inevitabilmente viene assegnato un rigore alla Giuventus e sul dischetto va Marcelo "El Matadòr" Salas. Io da un sudamericano mi aspetto che sia lui a farmi fesso e non l'opposto. Invece, durante le civili e pacatissime proteste per il rigore assegnato, Riccardo Maspero va a scavare una buca (forse sarebbe meglio dire un fossato, ma così andrebbe in vacca tutto l'articolo) nei pressi del dischetto costringendo a Salas a sbagliare il penalty. Derby che si conclude 3-3 e tifosi del Toro che, a mio modesto parere, stanno festeggiando ancora adesso.



Sapete dove è finito il pallone calciato da Salas? Ora fa il satellite notturno del pianeta terra, perchè la Luna, quella vera, l'ha presa Davide Ravera e l'ha nascosta in una buca.



ROY MAKAAY TE QUIERO


Come direbbe Stramaccioni:" TE REGORDI?"


L'altra sera, mentre la di lui futura moglie chiacchierava di arredamento con un metrosexual di provincia (detto anche "un Metroesessanta" se, come me, non avete dimestichezza con questi nomignoli da sedicenti hipster emancipati), io e lo Scemo del villaggio sorseggiavamo un buon vecchio Whiskey delle Highlands scozzesi, disquisivamo nella lingua del Re circa il riarmamento tedesco dell'ultima decade e al proposito del tasso di fertilità irlandese, finché, come un fulmine a ciel sereno, tutt'ad'un'tratt'ecch, è piombato nella discussione un illustre sconosciuto di cui il mondo sembrava aver ingiustamente accantonato la memoria: IL PISTOLERO MAKAAY.


Inevitabilmente è scattato il TE REGORDI di rito e con esso l'intrinseca promessa che i vari protagonisti dei miei futuri scritti avrebbero ceduto il passo e atteso il loro turno in favore dell'olandese di Galizia.

Come faccio sempre però, ho cercato tra i miei remembers prima ancora di consultare le varie fonti di informazioni bolsceviche e fuorvianti quali Wikipedia, la micidiale coppia d'attacco del giornalismo televisivo italiano Fazio-Saviano, il Premio Nobel all'Ossessione Travaglio (che probabilmente sul calcio è poco ferrato, perché dovesse mai imparare dei danni procurati a Berlusconi dalle varie compagini di Club sparse per l'Europa del calcio, inaugurerebbe l'unico filone che paradossalmente ancora gli manca su/di/contro il Cavaliere, e probabilmente sarebbe il drago che non ha mai cavalcato) e gli impolverati archivi di Tutto Sport (quasi sempre da evitare perché fortemente incentrati sul sicuro passaggio di Alan Shearer alla Juventus, di cui hanno riempito estati, inverni e tempi morti di tirature, e di cui ancora trattano).

Mi è quindi venuta in mente la squadra con cui Il Pistolero Maakay era balzato agli onori della cronaca, ossia il Deportivo La Coruna di inizio secolo, il cui ricordo è, per ogni tifoso milanista, un incubo da scacciare e maledire, qualcosa di paragonabile esclusivamente al 3 a 3 di Istanbul Istanbul baluardo sacro per l'incrocio delle razze degli uomini brucerà un episodio nefasto noto a tutti meno che ai diretti interessati.
Istanbul a noi rossoneri piace ricordarla solo così.


Correva l'anno 2004.
Una merdosa serata di fine inverno il Milan venne buttato fuori dalla Champions League in uno dei modi peggiori di sempre, perdendo a La Coruna il ritorno dei quarti con un rotondo 4 a 0, quando all'andata il referto finale diceva 4 goals per i Rossoneri ed 1 solo per il Deportivo.
Per la cronaca quel Depor aveva spedito a casa anche la Juventus; vuole dire che in Galizia la banda di Mister Irureta s'era presa il lusso di mandare fuori dai giochi le due finaliste dell'anno precedente: campioni in carica e vicecampioni, tanta roba. Oltre a questo, giusto per dovizia di infos, i biancoblu s'arresero solo al Porto futuro Campione d'Europa, proprio quel Porto guidato e ispirato da un allenatore che tutta l'Europa avrebbe imparato a conoscere di lì a poco, l'istrione di Setubal: José Mourinho (che proprio col Milan aveva perso di misura la Supercoppa Europea l'estate precedente. Ma il bello del calcio è proprio questo: che è tutto meno che transitivo)
Bell'incrocio di eventi, o ennesima dimostrazione che l'idea di casualità vada rivista.

La successiva primavera a Maranello si disputò il più importante torneo amatoriale d'Europa: L'ABBUFFATA.
La mia compagnia, sapendo di contare su uomini di qualità e quantità, decise di buttarsi nella mischia e giocare. Partiti a fari spenti, sconosciuti ai più, e senza far troppo rumore, arrivammo in finale perdendo solamente ai rigori.
Sbagliò, come in ogni buona favola di calcio che si rispetti pur non godendo di lieto fine, quello che s'era dimostrato il più in palla di tutti, quello che vinse il titolo di miglior giocatore del torneo. Dovessi definirlo oggi direi la risposta di Torre Maina a Gareth Bale.
Non sapevamo come chiamarci, per cui, su proposta di amici esterni alla squadra:"Zeman, chiamatevi DEPORTIVO, come quelli che han buttato fuori il tuo Milan di merda!", demmo loro retta e ci chiamammo proprio così.
Fu una cavalcata emozionante.
Il giusto mix di giovanissimi non ancora sulla via dello sbando, vecchi con esperienza, qualche cierresette del Distretto Ceramico, giocatori di categoria abituati a mordere i garetti, gente irrequieta, rissaioli da discoteca, uomini-spogliatoio di una volta, ed una dirigenza seria destinata a far parlare di sé nei tempi a venire.
Se la memoria non mi inganna passammo il girone in tranquillità prendendo tutti a pallate, superammo quarto e semifinale in carrozza, dopodiché incontrammo la Germania di turno e perdemmo nella subdola, turgida, cinica lotteria dei rigori.

Tuttavia Rudolphus Anton Makaay non c'entra nulla con tutto questo.
Non era in nessuno dei due Deportivo, né in quello maranellese che sfiorò la conquista dell'Abbuffata (anche perché non avrebbe assolutamente trovato posto in un attacco collaudatissimo, roba che neanche i Calipso Boyz), né in quello che catapultò fuori dalla Champions League sia il Milan di Ancelotti che la Rubentus della Triade.
Se n'era andato dal Depor l'anno prima: nel 2004 il Pistolero era già in Germania, in forza al Bayern di Monaco.

Aperta parentesi graffa. Nei primi anni del secolo la Champions League assistette, a mio parere, ad uno strano fenomeno di esposizione mediatica. Scoprire le rose delle squadre straniere era come colonizzare regioni sconosciute: non solo si veniva a conoscenza di realtà calcistiche straordinarie fino a quel momento ignote, ma anche che in queste squadre giocavano dei SIGNORI CALCIATORI e non delle mezzeseghe come, senza ragione, si riteneva fossero tutti quelli che non disputavano il Campionato Italiano o non giocassero per i famosi grandi club.
Aperta parentesi quadra.
Giusto per darvi un'idea di cosa intendo, ricordo che la stampa spagnola, proprio in quei tempi, accorgendosi di un rossomalpelo che trotterellava con piena cognizione di causa in mezzo al centrocampo dei Red Devils, se ne uscì con un brillante:"Paul Scholes è il più forte centrocampista sconosciuto d'Europa". Stavano parlando di Paul Scholes, non di Memo di Maranello.
Aperta parentesi tonda.
Il Deportivo era il Sancta Sanctorum di tutti questi illustri sconosciuti, tanto che rinominarli ora ha lo stesso sapore di ricordare i protagonisti dei cartoni animati giapponesi che guardavano da pischelli su Odeon TV. Song'o, Pauleta, Djalminha, Juan Fran, Luque, il sempiterno Donato (età presunta al tempo 42 anni - età reale 53 e mezzo - età attuale 79.), Naybet, Mauro Silva...
Chiusa parentesi tonda, quadra, graffa, e torniamo in onda sul Pistolero Makaay.

In uno dei tanti processi di rifondazione bavarese, Kaiser Franz tirò fuori 21 milioni di euro tedeschi e li versò nelle banche galiziane, prelevando quanto segue.


Roy Makaay, classe '75, segni particolari: attaccante di una volta.
Gioca in Spagna per cinque stagioni, disputando 205 partite e mettendo a segno 100 gol, cifra tonda.
Dopo due stagioni al Tenerife, si trasferisce sull'Atlantico, debutta contro l'Alavés, e si presenta al suo nuovo pubblico con una tripletta per la serie:”se il buongiorno si vede dal mattino”.
Quello stesso anno segna 22 gol e trascina quello che verrà ribattezzato SUPERDEPOR alla conquista del suo primo e, per ora, unico titolo della sua storia.
Sì, incredibile ma vero, ci sono stati anni in Spagna in cui esistevano squadre oltre la Cortina creata da Real Madrid e Barcellona, e addirittura vincevano la Liga.
Nei due anni che seguono al titolo, sebbene perseguitato dagli infortuni, biffa 28 volte nel 2001/2002 e 29 volte nel 2002/2003 laureandosi Pichichi e vincendo la Scarpa d'Oro in qualità di miglior cannoniere, pardòn, PISTOLERO, d'Europa.
A questo vanno aggiunte anche una Copa del Rey, due Supercoppe di Spagna, e una Coppa di testa.


Abbandonato El Riazor, stadio del Deportivo dal nome esotico e affascinante, si trasferisce in Baviera e ripaga la fiducia della società di Beckenbauer segnando scamionate di reti. Alla fine della sua avventura a Monaco, il suo bottino complessivo sarà di 62 gol in tre stagioni, grazie alle quali aiuterà il Bayern a mettere in bacheca due campionati e tre coppe nazionali.
Si mette in evidenza anche per un record particolare, quale il gol più veloce segnato in Champions League, per l'esattezza contro il Real Madrid nel Marzo del 2007.


Chiude la carriera nel Feyenoord, in Olanda, il suo paese natale, squadra nella quale -se il più importante avvocato di Pavullo dice il vero- gioca al fianco di un altro bell'illustre sconosciuto: Jon Dahl Tomasson.

La storia del Pistolero Makaay non è tanta roba in sé e per sé, ma aver rispolverato i ricordi legati a quei confusi anni di Champions League, dove le gerarchie non erano ancora chiare, dove c'era ancora spazio per le sorprese e le scoperte inaspettate, mi ha divertito ed appassionato enormemente.
Una squadra come il Superdepor, ora come ora, non esiste nel panorama europeo, e se un prova anche solo ad ipotizzare un confronto, il risultato finale è deludente.
Ogni compagine, anche l'underdog di turno, è pur sempre composta da fenomeni e giocatori di livello, top players e gente di esperienza: non si trovano dei zavagli come Donato, dei fantasisti mediocri come Juan Fran, o dei bomber di razza come Makaay, i quali, per una strana combinazione di stelle buone e contingenze, vincono quello che devono vincere nella propria nazione di competenza, volano nell'Europa che conta e si tolgono soddisfazioni per cui nel calcio di adesso sembra non esserci più alcun posto.
Altri tempi: una volta (che poi è giusto dieci anni fa) esistevano squadre imprevedibili (in primis a loro stesse, quindi figurarsi agli avversari), ora che si conosce il costo di ogni giocatore ed il valore di nessuno di loro è tutto è tutto dannatamente già scritto e tutto dannatamente noioso.



Bene, dopo aver ricordato l'ovvio per l'ennesima volta, colgo l'occasione per chiedere scusa da parte mia e del mio socio degli enormi ritardi accumulati tra articolo e articolo, ma la politica editoriale è cambiata. Non pubblicheremo più a cadenza settimanale o bisettimanale, faremo un po' come fan le belle ragazze con le tette, ossia decidiamo noi come e quando mostrarle.
Cosi è, se vi pare.


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